Sergio e il cinema

Quando ero piccolo į “FILM” hanno rappresentato per me una forte attrazione, trascinato da miei genitori.

Ricordo, avrò avuto non più di dieci anni, che la sera a Milano faccvo la guerra con i mici fratelli per stare vicino/attaccato a mamma su un enorme divano, proprio davanti alla televisione, in cui ci stavamo in sei: mamma, papà e noi quattro figli.
E sì, nacque al tempo la mia passione per il cinema che tutt’ oggi conservo e che ha accompagnato la
mia vita, una grande passione ovviamente, i film Western come Ombre Rosse con John Wayne erano
i miei preferiti
Mio padre era il classico “Giallista” e cioè un amante del genere Thriller, ricordo tanti serial televisivi
(le serie di oggi anche quelle su NETFLIX altro non sono che il remake di cose di 50 anni fa) tra cui
“Giocando a golf una mattina” e “Belfagor, il fantasma del Louvre” che seguivamo e su cui addirittura
scommettevamo su chi fosse l’assassino; ognuno di noi scriveva su di un foglietto la propria soluzione
e la consegnava a mio padre che ne dava lettura l’ultima puntata quando si scopriva il colpevole: io
non ci azzeccavo mai.
E cosi la passione per il cinema cresceva sempre di più sino ad arrivare alla venerazione per il grande
maestro DARIO ARGENTO di cui ho visto praticamente tutto anzi di più: se solo pensate che ho visto Profondo Rosso circa dodici volte per accertarmi che nell’ultima scena – in cui si scopre l’assassino anzi l’assassina – effettivamente nello specchio in basso a sinistra, e non in un quadro che il protagonista riteneva erroneamente mancante, ci fosse il volto dell’assassina: ed in effetti c’era.
Lo ricordo bene e l’attrice era Clara Calamai.

Vidi quel film la prima volta il 30 maggio 1975, la sera stessa in cui feci il mio primo esame universitario di storia del diritto romano prendendo 30 e lode.
Ricordo anche fi aver fatto in quei tempi uno scherzo a mia sorella: su un registratore a cassette dopo una prima parte completamente senza nulla e dopo circa 20 minuti incisi (e quindi sarebbe partita) la musica dei GOBLIN: per l’appunto la colonna musicale del film Profondo Rosso.
Approfittando di una distrazione di mia sorella-che stava studiando a casa- infilai sotto il suo letto il registratore acceso c uscii di casa lasciandola sola.
Immaginate voi la scena: tutto tranquillo, tutto in silenzio e di colpo, parte la musica di Goblin!
Mia sorella si terrorizzò a tal punto che scappò per rifugiarsi a casa del portiere, ma quando tornai mi
aspettavano le (solite) mazzate di mio padre.
Mi definirei proprio come lui un “giallista” e cioè un’amante del genere thiller (e non horror) quello tradizionale e cioè quello in cui c’è un assassino e più sospettati ed allo spettatore il regista affida l’infame compito di capire chi è stato.
Il classico schema del Maestro HITCHCOCK al quale poi tutti si sono ispirati.
Mi piace mettermi alla prova; capire se ho capito, una sorta di ginnastica mentale giusto per non
fermare mai il mio cervello tenendolo sempre allegro, anche nei momenti di svago.
Poi la professione forense mi ha offerto la possibilità di difendere alcuni protagonisti del mondo del
cinema e dello spettacolo: da Gigi Sabani a Sabrina Ferilli; da Vittorio Cecchi Gori a Massimo Ferrero ad altri produttori minori e ciò ha acuito ancor di più la mia passione per il cinema.
In occasione del mio compleanno dei sessant’anni – non pochi – mi sono regalato un viaggio in America e una capatina ad Hollywood ed anche a Beverly Hills non potevano mancare.
Una sensazione fantastica che mi ha consentito di vedere da molto vicino i miei miti cinematografici di sempre: ho dormito nel famoso albergo di Pretty Woman, uno spettacolo, la macchina più piccola parcheggiata lì era una PORCHE.
Eh si, vi devo confessare una cosa: in quelle domeniche grigie senza più i viaggi per le partite di calcio di mio figlio Andrea – che mi mancano un botto – un buon film su Sky o Netflix o anche l’Adriano del mio amico Massimo Ferrero, non me lo toglie nessuno.

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