L’obbligo di informare il cliente e gli strumenti tecnologici di cui avvalersi

DISCORSO dell’Avv. Prof. Sergio Scicchitano il 04.12.2018 al convegno “Avvocati 4.0. Il dovere di aggiornamento professionale e di formazione continua e il rapporto con i nuovi strumenti della comunicazione: la nuova agenda telematica”.

Obblighi informativi nei confronti dei Clienti: contenuti e limiti

 

 

Come evidenziato l’art. 27 del codice deontologico prevede uno specifico obbligo del professionista di relazionare il proprio cliente in merito a tutti i fatti e le circostanze idonee al corretto espletamento del mandato professionale.

Si tratta, come per tutti i doveri professionali previsti dal codice di riferimento, di un dovere da adempiere con dedizione e professionalità.

Si tratta di un tema che mi sta particolarmente a cuore specie ove si consideri che viviamo in un tempo in cui, grazie ai nuovi mezzi tecnologici, siamo in grado di far circolare e condividere all’istante, quasi in tempo reale, ogni informazione.

Viviamo in un tempo in cui è sicuramente divenuto più veloce e celere il nostro modo di pensare e di agire e ciò si avverte, soprattutto, nell’esercizio della nostra professione che segue spesso un ritmo frenetico ed incessante.

Nella mia carriera professionale ho assistito clienti, persone fisiche e società, di primaria importanza e riguardo a vicende delicatissime legate al mondo della politica e dell’imprenditoria pubblica e privata o comunque di enorme risonanza mediatica.

Appare allora evidente che, proprio in tale contesto, il non tempestivo adempimento al dovere di informativa potrebbe assumere un ruolo letale e portare a conseguenze a dir poco disastrose ed irreparabili nei confronti dei clienti.

Proprio per questo ho sempre ritenuto fosse doveroso mantenere con i miei clienti un rapporto quasi quotidiano, al fine di poter costantemente informare i miei assistiti su tutti gli aspetti della vicenda sostanziale e processuale in cui erano coinvolti, anticipando loro quelle notizie che sarebbero state probabilmente rese pubbliche da parte degli organi di stampa.

Appare allora evidente che un tempestivo – se non addirittura preventivo – adempimento del dovere di fornire al proprio assistito un’informazione completa e corretta rappresenta il viatico per il mantenimento di un rapporto fiduciario ispirato a principi di professionalità e correttezza.

Senza considerare peraltro che l’inottemperanza dell’avvocato ad un tale obbligo costituisce condotta non solo moralmente censurabile, ma anche disciplinarmente sanzionabile con avvertimento o censura.

Consiglio vivamente, per mia esperienza personale, di provvedere all’adempimento dell’obbligo di informativa in forma scritta e, soprattutto, di non limitarsi ad una semplice descrizione degli eventi secondo il loro ordine cronologico ma – specie ove si tratti di evenienze di rilievo – di riferire al proprio cliente anche la propria impressione dal punto di vista professionale e di svolgere anche un giudizio prognostico circa il possibile e futuro evolversi degli eventi.

Inoltre occorre avvisare il proprio assistito anche della necessità di atti necessari al fine di evitare prescrizioni, decadenze o altri effetti pregiudizievoli.

Un caso ancor più specifico è rappresentato dall’obbligo deontologico di comunicare al cliente anche la fase più tecnica del procedimento come ad esempio la non ammissione della prove (CTU/Testi) per l’attore, o l’ammissione di prove estremamente pericolose per la parte convenuta

 

 

Pronunce Giurisprudenziali : IL CNF n.147/2015 e la Cassazione Civile n. 21173 del 13 settembre 2017.

Ad un tale proposito vorrei segnalarVi l’interessante pronunzia della Consiglio Nazionale Forense del 24 settembre 2015, n. 147, con la quale non solo è stata ribadita l’essenzialità del corretto espletamento del dovere di informativa dell’avvocato nei confronti del proprio assistito, ma sono state anche dettate le linee giuda per un esauriente adempimento ad un tale dovere attraverso l’indicazione dei requisiti che l’informativa deve avere: completezza, compiutezza e verità delle informazioni destinate all’assistito.

Il caso specifico esaminato dal Consiglio Nazionale Forense aveva ad oggetto un’ipotesi di asserita violazione degli obblighi professionali di cui all’art. art. 27 del codice deontologico, da parte di un avvocato del Foro di Salerno incolpato di avere omesso di notiziare il proprio assistito circa l’esito di un giudizio svoltosi presso la Suprema Corte di Cassazione e, conseguentemente, di avvisare il medesimo della necessità, proprio a seguito della pronunzia della Suprema Corte, di provvedere alla tempestiva riassunzione della causa dinanzi alla Corte di Appello.

Ebbene, all’esito dell’istruttoria di primo grado e del giudizio di secondo grado, innanzi al Consiglio Nazionale Forense, l’avvocato salernitano è stato ritenuto responsabile è gli è stata comminata la sanzione della censura.

Difatti, il CNF :

  1. Da un lato ha ribadito che “Un rapporto fiduciario quale quello che lega l’avvocato al cliente non può certamente tollerare un comportamento che violi un aspetto essenziale del “rapporto fiduciario” proprio consistente nella completezza, compiutezza e verità elle informazioni destinate all’assistito”
  2. Dall’altro non ha minimamente tenuto delle prove testimoniali circa gli asseriti contatti telefonici/contatti in Studio che l’avvocato sosteneva di avere avuto con i suoi assistiti per informarli dell’esito del giudizio.

Con tale ultimo rilievo, quindi, il Consiglio Nazionale Forense ha ribadito che solo ed esclusivamente la forma scritta potesse integrare la prova del corretto espletamento del dovere di informativa.

Peraltro, tali principi sono da tempo posti in evidenza anche dalla Suprema Corte che più volte è tornata ad inquadrare il rapporto professionale tra Avvocato e Cliente nell’ipotesi contrattuale del mandato e che, ha ribadito che a carico del Professionista grava un obbligo di diligenza rafforzato dal rapporto fiduciario e dall’ intuitu personae.

Da ciò ne deriva l’obbligo di assolvere, sia all’atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto, (anche) ai doveri di sollecitazione, dissuasione e informazione del cliente, essendo tenuto a rappresentare a quest’ultimo tutte le questioni di fatto e di diritto, comunque insorgenti, ostative al raggiungimento del risultato, o comunque produttive del rischio di effetti dannosi; di richiedergli gli elementi necessari o utili in suo possesso; a sconsigliarlo dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole. È quanto hanno ribadito i giudici della sezione VI Civile – 2 della Corte di cassazione con l’ordinanza n. 21173 del 13 settembre 2017.

Si tratta di un esplicito richiamo ad un ormai consolidato orientamento della Giurisprudenza di legittimità che riconosce la responsabilità professionale dell’Avvocato che non sia stato in grado di fornire la prova di aver riferito al Cliente tutte le circostanze indispensabili per l’assunzione di una decisione pienamente consapevole sull’opportunità o meno d’ iniziare un processo o intervenire in giudizio.

In questo caso, per Vostra curiosità, segnalo che la questione sottoposta agli Ermellini aveva ad oggetto la revoca di un decreto ingiuntivo per compensi professionali spettanti ad un Avvocato, revoca adottata in quanto i compensi non erano dovuti per accertata responsabilità professionale dell’Avvocato che non aveva informato il suo assistito circa la presenza di una causa di decadenza dall’ azione, decadenza che poi era stata infatti dichiarata dal giudice adito.

Anche in questo caso la responsabilità professionale era stata ritenuta sussistente sul presupposto che il Professionista, sul quale grava l’onere di fornire la prova della sua condotta diligente, non era stato in grado di dimostrare con prova scritta di aver informato il Cliente circa la causa di decadenza, sconsigliandone l’azione.

 

Il Rapporto con i nuovi mezzi di comunicazione  e Agenda Legale Scicchitano

 

Ebbene, spero che questa breve dissertazione Vi abbia convinto a rispettare con fermezza l’obbligo di informativa nei confronti dei Vostri Clienti secondo i principi di tempestività, completezza e mediante informativa per iscritto.

A questo proposito, i nuovi mezzi di comunicazione con cui la professione ormai convive ci sono di grande ausilio.

Per questi motivi, come il Presidente VAGLIO e il Consigliere DI TOSTO ricordano, circa 3 anni fa, il 21 aprile 2015 in questa aula ho presentato e condiviso con i miei colleghi del foro romano un’app gratuita per IPHONE e IPAD denominata “AGENDA LEGALE SCICCHITANO” che aveva l’ambizione di aiutare i miei Colleghi nello svolgimento della Professione trasformando in digitale la personale esperienza di gestione dello Studio.

Da allora, l’app è stata scaricata quasi 10 mila volte e la utilizzano quotidianamente migliaia di colleghi in tutta Italia; alcuni di questi mi scrivono per ringraziarmi sostenendo di poterne non farne più a meno.

Pensate che io nemmeno lo so accendere un P.C.

Oggi, dopo aver raccolto tutte le istanze dei miei colleghi, ho il piacere di presentarVi un prodotto totalmente rivisitato.

E’ un’applicazione da cui si può accedere da ogni dispositivo, anche dal PC di studio e con la quale si possono condividere in tempo reale tutte le informazioni di un procedimento con i collaboratori di Studio, ma soprattutto in ossequio a quanto prima detto circa gli obblighi informativi, con una particolare funzione di informativa automatica al Cliente.

Sarà come avere il Cliente seduto in udienza con Voi!

Sono emozionato e onorato di offrire sempre nuove soluzioni ai miei Colleghi e di poter coniugare la esperienza quarantennale del mio studio con i nuovi mezzi tecnologici.

Tutto questo è stato possibile grazie alla VISUALITY SOFTWARE DI MICHELE LONGHI che ci segue da anni e al quale lascio la parola per la presentazione della nuova versione di AGENDA LEGALE SCICCHITANO.

 

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